Paris Food Trip: dall'Italia alla Francia con tanto food-amore

18 aprile 2014



Diciamolo. Diciamolo proprio. Chi resterebbe indifferente davanti alla prospettiva di poter trascorrere un weekend a Parigi, una delle capitali più belle d'Europa, facendo due delle cose che ama di più al mondo, cucinare e mangiare? Chi storcerebbe il naso davanti alla possibilità di essere inviato a Parigi in qualità di Ambasciatore della cucina italiana per un weekend a Giugno e di confrontarsi con i rappresentanti culinari di altri Paesi? (un po' come una moderna Cenerentola con mestolo e grembiule che, con l'intervento della Fata Madrina, riesce ad imbucarsi alla festa del Principe Azzurro).

Io non so voi, ma quando ho visto la locandina del Paris Food Trip, quella che vedete qui in alto, mi sono esaltata come il topo Remì nel film Ratatouille davanti al ristorante dello chef stellato Auguste Gusteau.



E mi sono detta...perchè non tentare? Se Gusteau diceva che chiunque può cucinare (aggiungo io, a Parigi) e ce l'ha fatta anche il buon Remì... eh beh, a questo punto mi sento assolutamente titolata a tentarci pure io.

Partecipo quindi al casting organizzato da Tribù Golosa, senza ulteriore indugio.

Nei giorni scorsi, ho fantasticato a lungo sulla ricetta che avrei preparato a Parigi, per gli chef di 750 grammes, per lo staff di Tribù Golosa e per tutti gli altri ambasciatori. Un ricetta italiana nell'anima, chiaro, ma che rispecchi anche la mia personalità, il mio modo di essere.

Chi mi conosce sa della mia ossessione (del tutto positiva) per quello che ho definito il purple food, il cibo viola: mirtilli, patate e carote viola, barbabietole... amo circondarmi di colore e questo si rispecchia molto chiaramente anche nella mia cucina e nelle mie foto.
Dopo aver a lungo pensato, a lungo meditato, sono giunta alla conclusione che la ricetta che porterei a Parigi è una pasta fresca preparata con mirtilli e prosecco, condita con un ragù di guanciale, pachino, erbe del mediterraneo e resa più golosa da una salsa saporita al formaggio.

Proprio come quella che vedete in questa foto.

la ricetta completa, la trovate qui


Per quanto riguarda i motivi per cui mi ritengo la persona più adatta ad andare a Parigi in veste di Ambasciatore culinario: ho preferito rivolgere la stessa domanda su Facebook ad amici e fan. Sono loro che determinano il mio riuscire a comunicare efficacemente ciò che faccio ed il loro giudizio per me è un parametro davvero importante.
Le tre risposte più significative sono state le seguenti:

R. dice: "Ci piaci perché sei creativa e simpatica, perché sei capace di coinvolgere chiunque nel tuo lavoro ed infine sei decisamente meritevole di rappresentarci a Parigi...."

G. dice: " Perché riesci a far trasparire dal cibo la tua personalità, colorata, elegante, moderna con quel tocco di attaccamento alle radici che non guasta, e soprattutto riesci a trasmettere tutta la passione per quello che fai, se siamo quello che mangiamo io vorrei essere come i tuoi piatti..."

Infine, l'amica L., che mi conosce bene, dice: "...perché la tua passione per la cucina nasce con te....dall'asilo quando "cucinavi" in giardino le povere piantine della tua cara nonna (che ovviamente ci gridava dietrooooo), e perché in fondo è il tuo modo di vivere brioso e sereno che si rispecchia nei tuoi manicaretti...gnammmmmmmmm"

Non penso di avere altro da aggiungere. Mi sento proprio come mi hanno descritta loro. Grazie a Tribù Golosa per questa bella opportunità e per il resto... che il topo Remì e lo spirito di Auguste Gusteau siano con me  ;)






Esperienza Franciacorta a Vinitaly 2014: storia di qualità, di bollicine e di torri medievali

15 aprile 2014



Per la prima volta, martedì 8 Aprile, i miei piedi hanno varcato la soglia di Verona Fiere per prendere parte alla kermesse del vino più famosa d'Italia. Il mio primo Vinitaly, il mio Vinitaly 2014.
Una fiera dai grossi numeri che attrae ogni anno i principali attori del mondo vinicolo. Siamo onesti, chi vuole parlare di vino, o vuole che del suo vino si parli, a Vinitaly c'è. Produttori, consorziati, venditori, buyers, semplici appassionati.
Chi - come me - non è un tecnico del vino, ma il vino lo ama di pancia, di cuore, d'istinto, rischia di perdersi un po', nel faraonico susseguirsi di padiglioni immensi suddivisi per regione o area geografica, che per l'occasione vengono allestiti all'interno dell'ampia area fieristica veronese.
Occorrerebbe giungere lì già con le idee chiare su dove andare, su cosa e chi visitare. Al Vinitaly il calice di Bacco è sempre alzato, ricolmo del suo nettare degli Dei; e poichè (la libera) offerta di cibo non riesce a controbilanciare adeguatamente quella etilica, se non si mantengono lucidità e controllo si rischia davvero di "perdere la testa".
Questo rischio per fortuna io non l'ho corso. Certo, dopo qualche calice sollevato e qualche brindisi di troppo la sobrietà va un po' a farsi benedire, ma ritengo tuttavia che le circostanze mi abbiano facilitata e sostenuta nella mia corsa al self control, alla compostezza e al consumo "intelligente". In occasione della mia visita, infatti, ho fatto parte di un gruppo di food & wine bloggers invitati da Arianna Vianelli - bravissima food blogger del blog Una Franciacortina in Cucina - ad una degustazione organizzata per noi dal Consorzio per la tutela del Franciacorta,  nato nel 1990 a Corte Franca per iniziativa di 29 produttori, con lo scopo di valorizzare e promuovere il territorio e garantire il rispetto della disciplina produttiva del Franciacorta. Una bella "F" merlata assurge a simbolo del Consorzio, a voler ricordare le merlature delle antiche torri medievali.





La nostra è stata di certo un'occasione per conoscere più da vicino il vino Franciacorta (l'unico ad essere prodotto in Italia utilizzando il metodo della rifermentazione in bottiglia, con un metodo simile a quello dei Cava spagnoli e degli Champagne francesi), per incontrarne i produttori e per farsi raccontare le caratteristiche territoriali e climatiche dell'area geografica di origine; ma anche un appuntamento importante per toccare con mano le potenzialità del Franciacorta nel piatto. 

Per prima cosa, "Franciacorta". (Avevo giurato a me stessa che lo avrei scritto, quindi fatemelo dire!). Il termine Franciacorta deriva dalle parole latine francae curtes, ossia corti franche, che in epoca medievale designavano comunità benedettine esentate dal pagamento dei dazi normalmente dovuti ai Signori feudali per il trasporto delle proprie merci.
Oggi con la parola Franciacorta si indica un'area geografica precisa della Lombardia, (ossia quella facente capo a 19 comuni ubicati tra la città di Brescia e il lago d'Iseo), il vino in essa prodotto (che prevede esclusivamente l'utilizzo di uve Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco) e il preciso metodo di produzione che lo contraddistingue (quello della rifermentazione in bottiglia, come già detto).

In occasione della nostra visita siamo stati suddivisi in piccoli gruppi e guidati in un percorso di degustazione mirato. Il mio gruppo (ad affiancarmi altri 3 colleghi foodblogger: Serena Oliva, Doriana Tucci e Luca Sessa) si è concentrato, seppur con qualche piacevole digressione tendente al rosè, sul Saten della cantine La Montina, Borgo La Gallinaccia e Le Quattro Terre.

Giunti a questo punto, si rende necessario aprire una parentesi: al di là della qualità degli uvaggi, al di là del rispetto del processo produttivo, al di là del nome e della reputazione del produttore, al di là delle tecnologie utilizzate, il vino - e il piacere che vi si accompagna nel berlo - è legato ad un insieme di elementi soggettivi, difficilmente identificabili.
Il piacere che mi ha dato degustare vino Franciacorta risiede prima di tutto nella storia che racconta, nella suggestione che luoghi, immagini, paesaggi riescono ad evocare in me. Non sono la persona più adatta a parlarvi di atmosfere, permanenza sui lieviti, affinamento. Lascio che siano altri, a farlo. Quello che potete sentirvi dire da me è che il Saten La Montina (un Saten non millesimato prodotto con uve 100% Chardonnay di due annate, 65% 2009 e 35% 2008), il Saten di Borgo La Gallinaccia (un millesimato 100% uve Chardonnay) e il Saten di Le Quattro Terre (anch'esso prodotto con uve 100% Chardonnay, con una percentuale zuccherina nettamente inferiore rispetto ai precedenti) mi hanno suggestionato ed emozionato, ciascuno a proprio modo.










Dopo l'incontro con i produttori, arriva il momento di scoprire le qualità del Franciacorta nel piatto. Nicola Bonera - miglior sommelier 2010 - e gli chef franciacortini Stefano Cerveni del ristorante Le due colombe e Vittorio Fusari della Dispensa Pani e Vini ci guidano nella degustazione di due piatti preparati con vino Franciacorta, che si fa esso stesso ingrediente costitutivo del piatto, con consistenze diverse:

- sotto forma di salsa nel caso della mousse di patate viola con gamberi rossi e chips di Stefano Cerveni


- in forma di perle, nel risotto con le bollicine con acqua di ostrica di Vittorio Fusari



Presentatori d'eccezione, a fianco di Nicola Bonera, Fede e Tinto di Decanter su Rai Radiodue, che ci omaggiano del loro libro "Sommelier ma non troppo", un manuale di facile e immediata lettura, per imparare a riconoscere il vino senza troppi giri di bicchiere.




Ringrazio Arianna Vianelli e tutti gli altri favolosi ospiti del Consorzio per la tutela del Franciacorta; i miei compagni di avventura, tra cui i foodbloggers Doriana Tucci, Serena Oliva, Luca Sessa, Emanuele Patrini, Alessia Bianchi; gli chef Stefano Cerveni e Vittorio Fusari per la preziosa esperienza gustativa; Nicola Bonera per i suoi suggerimenti da sommelier; Fede e Tinto per aver presenziato all'evento e per il loro libro, che costituirà per me gradevole lettura durante le vacanze pasquali; i produttori de La Montina, Borgo La Gallinaccia, Le Quattro Terre per averci accolto nelle proprie "case" e per averci illustrato la storia e le caratteristiche dei propri vini, con passione, simpatia e professionalità.

Che sia solo un arrivederci, per tutti noi, in Franciacorta!












Un cestino alle fragole...da lasciare tutti a bocca aperta! Ricetta e fototutorial son serviti

03 aprile 2014

L'abbiamo aspettata tanto, non ne potevamo più di freddo, vento gelido, piumini, giornate corte e buie.
Ora che la primavera è finalmente arrivata trovo che sia giusto celebrarla anche in tavola, con un dolce che piacerà a tutti, anche a chi di frutta solitamente non ne vuole proprio sapere.

Non posso certo mettermi a raccontare fesserie, ora, dicendovi che realizzare questo cestino di pasta sfoglia e farci dentro una torta sia una cosa elementare e semplicissima. Richiede impegno, tempo, pazienza... Ma come si dice, volere è potere e il vostro impegno e la vostra dedizione, se vorrete imbarcarvi in questa piccola avventura, saranno ripagati dai complimenti e dallo stupore dei vostri commensali.

Partiamo dalla lista degli ingredienti, dell'attrezzatura e dalle ricette base di pan di spagna, bagna e crema chantilly.



Per il cestino vi serviranno:
1 rotolo di pasta sfoglia rotonda (io avevo quella rotonda, ma quella rettangolare andrà benissimo)
50 ml di acqua
50 gr di zucchero semolato

per il Pan di Spagna:
2 uova intere di dimensioni medie
70 gr di farina 00
25 gr di fecola di patate
un pizzico di sale
75 gr di zucchero semolato
poco burro e poca farina per la tortiera

Per la bagna:
100 ml di acqua
100 gr di zucchero
opzionale (nel caso in cui non ci siano bambini a fare merenda insieme a voi): un bicchierino di rhum

Per la crema chantilly:
2 tuorli
170 ml di latte
40 gr di zucchero a velo
13 gr di amido di mais
la scorza di mezzo limone
100 gr di panna montata
un paio di fragole mature tagliate a pezzetti

Per la decorazione:
una ventina circa di fragole, foglie di menta fresca

Attrezzatura:

uno stampo metallico del diametro di 10 cm e profondo 7
carta forno
1 pennello da cucina
1 coltello
1 cucchiaio di legno

1 tortiera del diametro di circa 15 cm




Preparate il pan di Spagna: in una planetaria, montate a lungo le uova con lo zucchero semolato e con un pizzico di sale. Dovrete ottenere una spuma chiara e gonfia. Aggiungetevi la farina setacciata con la fecola e mescolate delicatamente dall'alto verso il basso con un cucchiaio di legno. Imburrate e infarinate la tortiera e versatevi tutto il composto, livellandolo con il dorso di un cucchiaio. Infornate in forno statico già caldo a 180° per 25 minuti.  Una volta pronto, estraete il pan di Spagna dal forno e fatelo raffreddare completamente. Capovolgetelo poi su un piatto teso e tenetelo coperto con pellicola trasparente fino a quando non sarà il momento di utilizzarlo.

Per la bagna, versate l’acqua in un pentolino, riponetelo sul fuoco e fatevi sciogliere lo zucchero. Fuori dal fuoco aggiungete il rhum e fate raffreddare.

Per la crema chantilly: scaldate il latte in un pentolino con la scorza di limone; montate i tuorli con lo zucchero a velo, aggiungetevi l’amido e, infine, il latte privato della scorza di limone. Mescolate bene il tutto e riponete poi di nuovo sul fuoco basso per alcuni minuti mescolando di continuo, fino a quando la crema si sarà addensata. Toglietela dal fuoco e fatela raffreddare nel suo pentolino, mescolando di continuo, possibilmente all’interno di una scodella colma per metà di acqua fredda. Versate la crema in una ciotola di vetro e, a raffreddamento completato, aggiungetevi la panna montata, mescolando delicatamente con una frusta  per evitare che la panna si smonti.
 




Tutorial - parte 1: come creare il cestino in pasta sfoglia




Bucherellate leggermente la sfoglia con i rebbi di una forchetta e tagliatela poi a strisce, utilizzando un coltello affilato o una rotella per pizza dal bordo liscio. Capovolgete lo stampino e ricopritelo di carta forno. Adagiate le prime 4 striscioline di pasta sullo stampo disponendole a croce (dovranno formare una specie di stella stilizzata). Le strisce di pasta sfoglia così disposte cadranno lungo i bordi dello stampino fino a ricoprirlo per tutta la lunghezza. Continuate a ricoprire tutto lo stampino con altre strisce di pasta, intrecciandole a quelle già esistenti. Una volta completata la copertura, create con alcune strisce di pasta sfoglia avanzate una treccia che applicherete sul bordo dello stampino e che rappresenterà un bella decorazione per il vostro cestino. Adagiate il cestino su una teglia ricoperta di carta forno e fate cuocere in forno già caldo a 180° per 20 minuti.
Fatte sobbollire intanto l’acqua con lo zucchero, fino a quando quest’ultimo non si sarà completamente sciolto. Estraete il cestino dal forno e spennellatelo con lo sciroppo di acqua e zucchero. Infornate nuovamente per 5 minuti a 220°. Il cestino assumerà un bel colore dorato e lucido. Una volta estratto dal forno, lasciatelo raffreddare completamente prima di toglierlo con delicatezza dallo stampo.


Tutorial - parte 2: come assemblare e decorare il cestino




Sistemate il cestino di pasta sfoglia su un piatto; private il pan di Spagna della parte scura esterna aiutandovi con un coltello. Ricavatene poi due dischi, dividendolo a metà come se doveste farcirlo.
Ricavate da uno dei due dischi tante listarelle con le quali ricoprirete le pareti interne del cestino di pasta sfoglia, procedendo come se si trattasse di uno zuccotto. Una volta che l’interno sarà completamente ricoperto di pan di Spagna, inzuppatelo con la bagna al rhum, aiutandovi con un pennello da cucina. Farcite poi con la crema chantilly e con le fragole a pezzetti.
Ricavate dal disco di pan di Spagna rimasto un dischetto un po' più piccolo, che farà da coperchio al cestino e da base per la decorazione con le fragole: questo disco dovrà avere una circonferenza  leggermente più grande di quella della parte superiore del cestino: non dovrà risultare piatto infatti,  ma deve presentarsi ricurvo e gonfio verso l’alto. Bagnate con la bagna anche l’ultimo disco di pan di Spagna che fa da tappo al cestino, ricopritelo di crema rimuovendone l’eccesso e decorate infine con le fragole tagliate come se fossero delle roselline fresche. Riempite gli spazi vuoti tra le fragole con foglie di menta. Il vostro cestino alle fragole primverile è ora pronto per essere portato in tavola e per farvi fare un super figurone!


Alcuni suggerimenti per una buona riuscita del dolce:
- la menta fresca tende ad appassire molto velocemente: utilizzatela per riempire gli spazietti vuoti tra una fragola e l'altra sistemandola sulla torta solo un attimo prima di portare il dolce in tavola
- le fragole più esterne tenderanno a scivolare via per via della pendenza: in questo caso, fissatele alla torta con uno stuzzicadenti, ma state bene attenti ad informarne i vostri commensali o ad essere voi gli addetti al taglio della torta!