"Labbra rosse come una rosa, pelle bianca come la neve": la merenda di Biancaneve

22 giugno 2014


"C'era una volta una bella principessa di nome Biancaneve: aveva i capelli neri come l'ebano, la bocca rossa come una rosa e la carnagione bianca come la neve"

Chi non se la ricorda, la fiaba di tutte le fiabe? Con le sue labbra rosse come una rosa e la carnagione bianca come la neve... trovo che la somiglianza tra la Principessa e questo dessert al cucchiaio sia lampante!
Che io sia solita pensare a fiabe o abbandonarmi a voli di fantasia, non è più un segreto per nessuno. (vedi la mia rubrica di fiabe golose C'era una Volta, per chi ancora non la conoscesse!). 
Che a tal riguardo arriveranno presto belle novità...è invece una piccola anticipazione che vi do', senza però esagerare. Non voglio mica rovinarvi l'effetto sorpresa! Tornerò a tempo debito sull'argomento, quindi tenetevi pronti...insieme ai vostri bambini, ai vostri nipotini, insieme ai figli dei vostri amici!



La merenda in questione è un inno alla leggerezza: preparata solo con yogurt magro, fragole fresche, miele, zucchero di canna e agar agar, è un dessert estivo sfizioso adatto anche a chi vuole concedersi uno strappo alla regola senza sensi di colpa. 

per la crema allo yogurt:
500 gr di yogurt bianco magro
60 gr di miele  d’acacia (o millefiori)
½ cucchiaino da thè di agar agar in polvere
Per la gelatina alle fragole:
150 gr di fragole ben mature
3 cucchiai di zucchero di canna
1 pizzico di cannella in polvere (opzionale)
1 cucchiaino di agar agar
Foglioline di menta fresca per decorare

Procedimento:
1.       In un pentolino, scaldate a fiamma bassa il miele e scioglietevi l’agar agar, avendo cura di mescolare accuratamente per evitare che si formino grumi.
2.       Mescolate il miele allo yogurt e porzionatelo all’interno di 4 bicchieri
3.       Lavate e asciugate le fragole, tenendone da parte 4 per la decorazione
4.       Private le fragole del loro ciuffetto verde e frullatele insieme allo zucchero di canna e ad un pizzico di cannella in polvere
5.       Scaldate in un pentolino (sempre a fiamma bassa) il succo di fragola e fatevi sciogliere all’interno un cucchiaino di agar agar in polvere
6.       Quando tutto l’agar agar si sarà sciolto, togliete dal fuoco e mescolate fino a che il composto non inizierà ad intiepidirsi
7.       Distribuite la gelatina alle fragole sulla crema allo yogurt e riponete in frigo per un paio d’ore a far addensare
8.       Servite la crema allo yogurt guarnita con le fragole lasciate precedentemente da parte e con foglioline di menta fresca



Bagni estivi di mare e di sole alla cinecena di Elisa Pavan

13 giugno 2014




When the night has come, and the land is dark...And the moon is the only light we'll see...No I won't be afraid, no I won't be afraid...Just as long as you stand, stand by me

O ancora...



Do you loooove meeee.....do you looooove me.... now that I can dance....watch me now!

Già. Chi di noi, da fanciullo, non ha mai visto film come "Stand by me" o "Dirty dancing"? Francamente, i tricipiti di Patrick Swayze non sono propriamente roba che si dimentica e quel film, senza riuscire a dare numeri sostenibili con assoluta certezza, credo di averlo rivisto almeno un milione di volte.




Insieme ad altre pellicole rappresentative dell'estate (come Mine Vaganti, Quando la moglie è in vacanza, Sapore di mare, Ferie ad agosto, Vicky Cristina Barcelona e The Beach, giusto per citarne alcuni) Stand by me e Dirty Dancing sono stati tra le pellicole oggetto della gara di ieri sera, Giovedì 12 giugno, alla Cinecena organizzata da Elisa Pavan del blog "Cooking movies" da Cucina In, in piazza Gerusalemme a Milano.

Per me, quello con le cinecene è un appuntamento familiare: i lettori più attenti, infatti, non potranno dimenticare il post in cui, qualche mese fa, raccontavo la serata trascorsa ad indovinare i titoli di film d'amore, assaporando i prelibati piatti che si accompagnavano alle pellicole, preparati per noi da Gualtiero Villa.

Ma come si svolgono, esattamente, le cinecene? La risposta è presto detta: un gruppo di persone si raduna a cena; sulle pareti intorno a loro vengono proiettati gli spezzoni di alcuni film, legati tra loro da un determinato filone tematico. I commensali, tra una portata e l'altra, sono chiamati ad annotare i titoli dei film che riescono ad individuare su un foglio dato in dotazione. Alla fine della cena, al cinefilo più esperto, quello che ha dato prova di conoscere più film, spettano premi di eccezione, tra cui un corso di cucina da Cucina In. Divertente. E anche molto!

Anche questa volta l'appuntamento non ha tradito le aspettative e, complice pure la presenza di fidanzato, di un paio di cari amici e di alcune colleghe bloggers (Sara Milletti, Elena Manzini ed Elena Sala), la cena ha preso proprio una piega..."da cinema".

Gli invitati, come di consueto, sono stati protagonisti assoluti della serata ed hanno goduto del loro momento di celebrità, con memorabili scatti fotografici - questa volta con indosso gonnellini di paglia, collane di fiori o stravaganti occhiali da sole - davanti ad una Marylin Monroe ammiccante...

Ecco alcuni degli scatti, recuperati dalla pagina Facebook di Cooking Movies:


"foodblogger da cinema"! Da sinistra: Elena Manzini, io, Elisa Pavan, Sara Milletti


...con il fidanzato, attratto dal tucano in maniera piuttosto preoccupante :)



Il menù? Un vero inno alla stagione estiva:


Sorseggiando gli ottimi vini dell'enoteca online Negozio del vino abbiamo gustato piatti davvero deliziosi:
l'antipasto ai profumi del Mediterraneo: triangolini di pasta fillo alla greca con salsa allo yogurt. Molto buoni, specialmente grazie al trito di olive nel triangolino di pasta fillo che crea un bel mix di sapori, se assaggiato insieme alla salsa allo yogurt che lo accompagna.
A proseguire, spaghetti di Gragnano con pesto di piselli, crema di parmigiano e pomodorini confit (molto italiani!) e ed un'adorabile tartare di salmone con zucchine in agrodolce, panzanella alla menta e misticanza estiva.
Last but not least, una freschissima frozen mango cheesecake, soprannominata "crema solare": un nome che è anche un rimedio a scottature ed eritemi (non so se il dolce possa assolvere la stessa funzione, ma nel dubbio l'ho mangiato con la dovuta voracità).

Un doveroso ringraziamento per la bella serata va ad Elisa e Gualtiero e, naturalmente, ai partner della serata: M&MS, Rigoni d'Asiago, Enoteca online Negozio del Vino, Pasta Garofalo e Social Gourmet.

A presto rivederci, con le #CineCene!


Arriva a Milano l'APE-car di Verdi's, lo street-food salutare a filiera corta

28 maggio 2014


A partire dal 4 giugno sarà possibile trovare, per le vie di Milano, l’Ape car di Verdi’s, un nuovo concept nel settore agroalimentare italiano che proporrà, in modo innovativo & smart, cibi sani, gustosi e a filiera corta. Il punto d'incontro saranno le zone trendy di Milano, Tortona e Isola, dove poter gustare, in pausa pranzo e all'ora dell'aperitivo, prodotti del territorio lombardo di alta qualità.

Con il claim "Sapere di ieri, sapori di oggi", si sviluppa l'idea di promuovere i talenti e i prodotti di eccellenza di piccoli agricoltori - in particolare giovani e donne - attraverso i quali sono state riscoperte alcune ricette della nonna, rielaborate per renderle più leggere grazie alla collaborazione con una nutrizionista e una foodblogger.
L'idea è creare piatti veloci, appetitosi ma con il giusto apporto calorico.
“Desideriamo fornire un’alternativa a tutte le persone che, per necessità o per piacere, consumano i pasti fuori casa, come bambini, studenti e in particolare i lavoratori, che troppo spesso devono accontentarsi di street-junk-food”. Commenta così Silvia Maltoni - Fondatrice di Verdi's.

Questa iniziativa rivoluziona lo street-food rendendolo alla portata degli amanti del cibo sano e leggero ma allo stesso tempo creativo e gustoso. L'idea di utilizzare lo street-food per la diffusione di questa filosofia del mangiare nasce dall'esigenza di condividere con i clienti questa nuovo concept e capirne le potenzialità in previsione dell'apertura del primo punto vendita Verdi’s a metà settembre a Milano.

Il progetto, già vincitore del premio Gaetano Marzotto “Dall’Idea all’Impresa”, coniugherà innovazione, natura e sostenibilità.
“L’obiettivo è andare incontro ai bisogni delle persone e diffondere una nuova cultura del wellness. Con Verdi’s vogliamo diventare un punto di riferimento per chi vuole seguire un corretto stile di vita e un’alimentazione equilibrata nei momenti fuori casa, iniziando dalla routine dei milanesi”.
“I risto-shop saranno laboratori artigianali alimentari in cui frutta, verdura e i prodotti del territorio verranno declinati in tutte le loro possibili trasformazioni e saranno una vetrina per promuovere le nostre eccellenze eno-gastronomiche, scoperte dopo un'accurata ricerca su tutto il territorio lombardo”, aggiunge Silvia Maltoni.
La strategia è promuovere i valori del Made in Italy e i prodotti regionali a filiera corta utilizzando mezzi innovativi. “La piattaforma web e il software che andremo a sviluppare ci differenzieranno dai nostri competitor, ma soprattutto, partendo dalla realtà milanese, innoveranno il settore della ristorazione italiana, vera eccellenza riconosciuta a livello internazionale ma ancora oggi molto tradizionale, specialmente in un momento cruciale come l’avvio di Expo 2015.

Identikit dell’Ape car Verdi’s:
Dove: quartiere Tortona (zona Tortona angolo con Via Bergognone) e Isola (Via De Castilla angolo Unicredit Tower) consultando il sito web e i social media  o scaricando l'app si geolocalizza l'ape car.
Quando: a partire dal 4 giugno, tutti i giorni dal lunedì al sabato, la pausa pranzo dalle ore 12 alle 15 e dal 17 giugno l'aperitivo dalle 19- 22, in zona ex Varesine.
Per quanto tempo: 2 mesi, giugno e luglio
Prezzo medio di un pasto: 5-8 €
Prezzo medio di un cocktail: 5-6 €
Servizio delivery: dal 21 giugno solo a pranzo

Per Ulteriori informazioni seguici:
www.verdi-s.it
Facebook: Verdi's
Twitter: @Verdis_food
Instagram: Verdis_food
Pinterest: Verdis_food

Hashtag:
#SanoAppetito
#Aperistoro
#AperizzaMi


Tutti le cercano, tutti le vogliono: il croccante mondo delle patatine (chips)

09 maggio 2014



Patatine, patatine, patatine. Ultimamente sono, per un motivo o per l'altro, davvero sulla bocca di tutti (bando ai doppi e ai tripli sensi).
Di patatine, oggi, intendo parlarvi pure io; in particolare, mi preme confrontare - esprimendo opinioni personali - 3 prodotti, 3 testimonial e 3 campagne di comunicazione molto diverse tra loro, due delle quali sono ormai molto note al grande pubblico.

Ma procediamo con ordine.

Mercoledì 7 Maggio si è tenuta a Milano,  presso QC Officine Eventi a Milano, la presentazione ufficiale ai media della prima campagna di comunicazione italiana di Lay’s, il brand di patatine del gruppo americano PepsiCo, che da febbraio ha raggiunto anche il mercato italiano.

5 gusti diversi, tra Lay's classiche, Lay's ricetta campagnola, Lay's XTRA (ossia XTRA ondulate, XTRA croccanti, XTRA gustose), nel gusto classico, Barbecue e Sour&Onion, verranno distribuiti anche nel Bel Paese, per allietare feste tra amici, allegre sgranocchiate davanti alla tv, aperitivi e, perchè no... trasferte allo stadio.

Il piano di comunicazione, che tra Maggio e Luglio si articolerà a 360° su tv, web e social network, attività di sampling e teatralizzazione dei punti di vendita, vede infatti "scendere in campo" in qualità di testimonial ufficiali due palloni d'oro, l'argentino Leo Messi e l'italianissimo ex capitano della nazionale azzurra Fabio Cannavaro.

Il messaggio che sottende il piano di comunicazione è #PiacereLays.
"Piacere" come modo comunemente usato per presentarsi a chi ancora non si conosce ("Piacere, Alessia!"), "piacere" come sensazione di gradevolezza al palato data dal consumo del prodotto stesso. E "piacere", perchè no, legato al gioco del calcio. 

Lo spot verrà trasmesso sulle tv italiane a partire dal 18 Maggio. I privilegiati che hanno avuto modo di prenderne visione in anteprima in occasione della conferenza stampa - tra cui la sottoscritta - ne hanno potuto cogliere il lato leggero, ironico e giocoso.
Quale sarà, in sintesi, il contenuto dello spot? Vedremo Messi in Brasile, che, in attesa che inizino i mondiali, passeggia spensieratamente per le strade di Rio, sgranocchiando le sue patatine preferite. Verrà avvicinato da alcuni fans che con la scusa del "Messi, foto!" non perderanno l'occasione di avvicinarsi sornioni soffiandogli via via tutte le patatine dal sacchetto. 
Rimasto a bocca asciutta, il calciatore incontrerà il collega Cannavaro, che a sua volta passeggerà amabilmente con in mano le sue Lay's. Messi, assimilato ormai il trucco usato dai fans, gli si avvicinerà a sua volta, chiedendogli una foto (e soffiandogli invece le patatine). Il resto dello spot lo scoprirete a tempo debito. Manca poco ormai.

Ora, possiamo tornare a concentrarci sul fine ultimo di questo post. Il confronto tra 3 italiani doc, dotati ciascuno di un proprio charme (Cannavaro, Cracco, Siffredi), ben noti ovunque per professionalità e talenti diversi; su 3 prodotti grossomodo simili ed intercambiabili; su 3 diversi messaggi e stili di comunicazione.




Lay's l'abbiamo detto, se la gioca sul concetto di piacere. E chiama a rappresentarlo, per la campagna italiana, un calciatore nostrano noto in tutto il mondo. 
Come capita tra amici, nello spot, sulle note della canzone da villaggio turistico "Tchê Tcherere Tchê Tchê" di Gustavo Lima, che ti rimane incollata in testa per almeno 4/5 ore, ci si ruba le patatine a vicenda. Ci mancano i festaioli da carnevale di Rio e comparse che ballino la samba, poi c'è tutto. Ci si fa una risata, ci si fa un selfie (come quello mio - fortemente malriuscito - con Cannavaro durante la conferenza stampa) e poi tanti saluti e grazie. E' sottinteso che la patatina-chips resta quello che è: un prodotto goloso, che piace, da sgranocchiare ogni tanto, prettamente legato a momenti di evasione. 
Bon, ci sta. E' onesto.



Passiamo ora a Siffredi
Rocco di patatine se ne intende, questo si sa. C'è da fidarsi, "di uno che le ha provate tutte". I pubblicitari di Amica Chips Eldorada, con doppi sensi e battute - se vuoi, pure un po'scontate - degne della migliore osteria e dei peggiori bar di Caracas hanno toccato il nostro cuore, ci hanno strappato un sorriso e hanno creato un siparietto ironico che funziona.
Nello spot uscito alcuni anni fa vediamo un Rocco Siffredi in formissima mangiarsi di gusto le sue Amiche Chips in vestaglia, circondato da donne avvenenti in piscina, durante una bella giornata di sole.
Il doppio senso tra la patatina e le virtù più nascoste del gentil sesso è evidente, ma non si può che simpatizzare con il personaggio di Siffredi che è il primo a non prendersi sul serio. E, a noi, chi non si prende troppo sul serio ed è dotato del dono dell'autoironia ci piace assai.
Anche qui, non si millanta nulla, la patatina resta una patatina: un prodotto accattivante, un preconfezionato che non vuole assurgere a niente di diverso da quello che in realtà è e che, anche in questo caso, si fa sinonimo di piacere, evasione, perchè no, voluttà. Sullo spot Amica Chips di Rocco, possiamo dirlo tranquillamente, l'attributo foodporn ci sta tutto e la campagna di comunicazione, giudicata sboccata (dai più bigotti) è comunque leale.



Ed ora arriviamo a Cracco.
La campagna mediatica che lo ha coinvolto in qualità di testimonial della rustica San Carlo la conosciamo ormai tutti. Carlo Cracco, chef stellato notoriamente legato a valori quali la ricercatezza degli ingredienti, l'esaltazione delle micro-produzioni e delle materie prime di qualità, decide, di comune accordo con gli astuti pubblicitari della San Carlo, di nobilitare la rustica - attraverso raffinati abbinamenti di gusto - ad ingrediente di alta cucina (ingrediente da chef stellato, oserei dire, senza correre il rischio di essere tacciata di inutili iperboli).
Il prodotto è lo stesso, poco o nulla cambia, a voler ben vedere. Si parla pur sempre di una patatina. Una patatina che scrocchia, più o meno delle altre, che è più o meno ondulata delle altre, più o meno grossa, larga, spessa delle altre. 
Un cibo-sfizio da aperitivo o da cinema da concedersi con morigeratezza (e che tutti, suvvia, ci concediamo una volta ogni tanto. Non bisogna per forza essere Rocco Siffredi, per amare le patatine).
Il messaggio Cracco-San Carlo è fuorviante e, francamente, non lo condivido: trasforma il prodotto in qualcosa che costituzionalmente non è. 
Pensate se una trovata simile l'avessi avuta io per prima, una comune (blogger) mortale: sarei stata probabilmente lapidata all'istante, non godendo di quella notorietà che, evidentemente, permette di concedersi diverse licenze poetiche. Molte di noi sono considerate out o poco affidabili anche solo per cucinare usando una melanzana a marzo, quindi vi ho detto tutto. 

Si scomoda un grande chef, che pure sta al gioco e si fa tranquillamente scomodare, che prepara stuzzichini con le patatine. Più o meno come facevamo noi quando eravamo universitari fuori sede e campavamo con quello che offrivano un frigo ed una credenza semivuota. Ma Cracco, è ovvio, lo fa con stile, con competenza. Con l'ovetto di quaglia che seduce, con hamburger esclusivamente di fassona. E, supportati dalla sua notorietà, i pubblicitari della San Carlo si riparano dietro il claim "ci vuole audacia in cucina", quando, secondo me, non tanto di audacia c'è bisogno in cucina, quanto di un po' più di coerenza.









Risotto robiola, lime e salmone: rivisitazione personale di una bontà made in Mamai

08 maggio 2014


Salmone, lime, robiola. Ingredienti chiave di un risotto che vuole essere la mia rivisitazione personale di un piatto memorabile, assaggiato qualche tempo fa al ristorante Mamai di Milano e crezione dello chef Davide Viviani.

Il suo risotto Caipiroska ha lasciato un segno indelebile dentro di me. Criticato da alcuni ed osannato da altri, è un risotto che non può comunque lasciare indifferenti. Anche questa rivisitazione, con vino bianco al posto della wodka, mi ha convinta (anzi, ci ha convinti, parlando a titolo mio, di fidanzato, parenti e amici).
Non so voi, ma per quanto mi riguarda mi capita di rado di ricordare col sorriso stampato in faccia un risotto mangiato al ristorante. Per lo più resto delusa dalla cottura del riso (quando è eccessiva. Non c'è niente di peggio di un risotto in cui i chicchi perdono completamente la loro consistenza diventando una pappetta poco invitante), dalla mancanza di cremosità (a volte vengono serviti risotti talmente asciutti da rappresentare una vera e propria minaccia per la deglutizione, con relativo rischio di morire soffocati) o da difetti di sapidità evidenti (risotti troppo salati o troppo sciapi. Pure questo è un bel problema con cui mi sono scontrata anche in ristoranti apparentemente al di sopra di ogni sospetto).

Posso confessarvi senza indugio di aver mangiato finora solo 4 risotti che considero davvero indimenticabili.

Il primo è stato un risotto al barolo e manzo, degustato a Milano in zona Melchiorre Gioia in un ristorante di cui ahimè non ricordo il nome. Mi ci portarono anni fa per una cena di lavoro e mi mangio le mani perchè se solo avessi un barlume di rimembranza e la certezza che quel risotto viene servito ancora, non solo setaccerei il quartiere come un segucio per tornarci io stessa immediatamente, ma ve lo consiglierei senza pensarci su due volte.

Il secondo è stato un risotto al nero di seppia. Semplicissimo, cremosissimo, con un sapore mai più ritrovato in risotti al nero di seppia mangiati altrove. Lo ricordo ancora con languida nostalgia e di questo sì, posso raccontarvi la provenienza. Lo assaggiai alcuni anni orsono in un ristorante a Milano dal nome francamente poco invitante e un po' fuorviante: Trap of taste (Trappola di Gusto), in via Tolstoj 9.

Il terzo è stato un indimenticabile risotto all'Amarone mangiato a Verona nella Taverna di Via Stella.
"Mangia questo risotto, poi muori". Non che morire sia strettamente obbligatorio nè auspicabile, ma il senso è che, mangiata una cosa così, ci si può considerare tranquillamente in pace con se stessi, col mondo, con l'esistenza. Ed amen.

Il quarto è, appunto, il risotto Caipiroska del Mamai, in via Adige 9 a Milano. Un piatto delicato e reso esotico dalla presenza del lime, cremoso, sapido e al dente al punto giusto, pure bello da vedere per via dei suoi cromatismi.

Mi riservo ovviamente di aggiungere nuovi nomi alla lista, se e non appena ce ne saranno. Me lo auguro caldamente, perchè poco mi soddisfa quanto un buon piatto che si fa ricordare ancora a distanza di anni.


Dopo questa lunga digressione su risi e risotti, vi presento la mia ricetta. Naturalmente con il sorriso stampato in faccia, come è giusto che sia.
Il vino che ho sposato a questo risotto è un Grillo 2013 della cantine Settesoli, dal sentore decisamente delicato e floreale. Una scelta azzeccatissima che, guarda un po', sto per ripetere anche oggi per pranzo. Perchè come mi piace ricordare: "Squadra che vince, non ci cambia".


Ingredienti per 4 persone:

320 gr riso Vialone Nano
1 bicchiere di vino bianco Grillo 2013 delle Cantine Settesoli
olio evo q.b.
brodo vegetale q.b.
100 gr di salmone affumicato
1 lime
200 gr di robiola vaccina freschissima
sale fino (se necessario)

Lavate ed asciugate il lime e grattugiatene la scorza che terrete da parte. 
Tagliate il salmone a tocchetti.
Tostate il riso in un wok o in una capiente padella  antiaderentecon poco olio evo per un paio di minuti, fino a quando non inizierà a diventare trasparente. Sfumate con il vino bianco e lasciate evaporare, mescolando di continuo. Proseguite la cottura del riso aggiungendo un mestolo di brodo caldo alla volta e mescolando frequentemente.
Verificate la sapidità del riso via via che aggiungete il brodo vegetale: nel caso in cui dovesse risultare un po' insipido, aggiungete un pizzico di sale. 
Fate in modo che il risotto risulti sempre piuttosto cremoso, incorporando il liquido un poco alla volta, evitando così che asciughi troppo. A cottura ultimata, togliete il risotto dal fuoco.  Mantecatelo con la robiola, aggiungete il succo ricavato dal lime precedentemente grattugiato e mescolate bene. Porzionate il risotto su piatti individuali e guarnitelo con il salmone affumicato e con la polvere di lime.
Gustatelo in accompagnamento al vino Grillo che avete utilizzato anche in cottura.