Territorio, trasparenza, passione: una giornata in compagnia di Valbona

04 agosto 2015


Un vasetto di sottaceti è un vasetto di sottaceti. Popola gli affollati scaffali di un supermercato insieme a tanti altri, uno vale l'altro. Questa, per lo meno, è la credenza - più diffusamente popolare - che ruota intorno alla variegata offerta alimentare di cui, in questa parte di mondo, abbiamo la fortuna di disporre quotidianamente.
Ma basta guardare oltre, basta guardare più attentamente, per capire che non è così. Un prodotto vale tanto quanto un altro, solo fino a quando non si comprende cosa si cela dietro la sua produzione.

Ci piace riferirci alla qualità delle materie prime, che è condizione necessaria di bontà, ma non si tratta solo di questo. Dietro ogni "buona" produzione c'è un discorso etico che va dalla cura delle risorse umane e del processo produttivo al rispetto per l'ambiente. In altri termini, un'azienda buona guarda tanto alla bontà del suo prodotto, quanto alla sua sostenibilità.

Giovedì 23 Luglio, in occasione di una giornata speciale di incontro dedicata a noi foodblogger, ho avuto l'opportunità di conoscere da vicino il mondo di Valbona. E qui ho preso coscienza degli elementi reali su cui si fonda la qualità e la bontà - in senso generale - di un prodotto. E di un'azienda.

Ma partiamo dall'inizio. Chi è, Valbona? Valbona è un'azienda familiare nata nei primi anni '60 - sotto la guida dei fratelli Marchetti - che ormai da 50 anni è specializzata nell'arte conserviera.
Il nome Valbona deriva dalla località e dal castello vicini a Lozzo Atestino, il paese in provincia di Padova dove l'azienda ha la propria sede. Dapprima specializzata nella produzione di sottaceti, poi di sott'oli, condimenti per riso, verdure grigliate, sughi e salse pronte, nel 2013 Valbona inizia ad affacciarsi anche al mercato del fresco, con i flan di verdure"Magie della Natura".

Basta arrivare a Lozzo Atestino per avere un primo assaggio della bontà di Valbona: si tratta infatti di un esempio virtuoso di azienda che in paese offre lavoro ad intere famiglie, da generazioni attive nella produzione di verdure e ortaggi sottaceto.


Ad illustrarci la storia e i valori dell'azienda è Federico Masella, responsabile marketing di Valbona.
Scopriamo tante cose. Una su tutte, il legame di Valbona con il territorio
Nel rispetto del vero made in Italy, in azienda si lavorano eccellenze italiane. Qualche esempio? I pomodori secchi di Puglia e Calabria (tagliati e salati a mano da artigiani specializzati, proprio come una volta), i carciofi di Puglia, il Basilico di Sardegna, il Carciofo spinoso di Sardegna IGP. "Un made in Italy non può dirsi tale se la produzione ha sede in Italia ma si utilizzano materie prime straniere". Sembrerebbe a prima vista scontato, ma non lo è.
Preferibilmente, si opta per un sistema di approvvigionamento a filiera corta e per fornitori orientati a una politica agricola sostenibile. 
Gli altri due pilastri della vision aziendale sono trasparenza e passione. La prima si sostanzia nell'impegno quotidiano profuso dall'azienda nel garantire la qualità e la salubrità dei propri prodotti; la seconda, è quella che chiunque lavori in Valbona ci mette, per garantire la qualità promessa.

Tra la tante cose interessanti che scopriamo di Valbona, non sfugge alla mia attenzione (e al mio entusiasmo, per così dire, fanciullesco) la collaborazione che l'azienda ha avviato con la Disney, dalla quale nascono i flan per bambini "Magie della natura". Un modo simpatico per far mangiare le verdure ai bambini, anche ai più schizzinosi. Preparati solo con ingredienti vegetali, senza l'aggiunta di uova e grassi animali, i "flan" Valbona sono adatti anche a consumatori che hanno scelto di seguire una dieta vegana.












Dopo l'esaustiva presentazione di Federico, esploriamo lo stabilimento, in piena attività produttiva. 
All'insostituibile lavoro umano di una settantina di operai specializzati, si affiancano tecnologie innovative che hanno come primaria finalità quella di ottimizzare la produzione, nel pieno rispetto dell'ambiente e della sostenibilità energetica. 
Durante tutte le fasi della produzione viene utilizzato un depuratore biologico che sfrutta batteri naturali per depurare l'acqua. Le acque passano dal depuratore biologico e, a fine ciclo, vengono scaricate in superficie. Questa tecnologia innovativa consente di utilizzare molta meno acqua di quella che veniva utilizzata un tempo. L'acqua del depuratore è sottoposta a costanti controlli da parte delle autorità competenti e anche i fanghi che si depositano sul fondo del depuratore vengono raccolti e consegnati ad un'azienda che li riutilizza per la produzione di energia elettrica


E' così che, ancor prima di metterci in moto verso Aquae Venezia (l'evento espositivo internazionale collaterale a Expo Milano 2015 dedicato all'acqua, dove Valbona espone al pubblico i propri prodotti e le tecnologie che contraddistinguono la propria produzione) già emerge il peculiare legame di Valbona con l'acqua.
Ancor prima che nella fase di lavorazione, infatti, l'azienda è attenta a prediligere coltivatori che utilizzano un sistema di irrigazione a goccia, che consiste nel somministrare acqua solo in prossimità della pianta, così da evitare inutili sprechi.

Conclusa la visita allo stabilimento, partiamo dunque alla volta di Venezia.

Ad Aquae Venezia ci attende per pranzo lo chef (e noto volto televisivo) Simone Rugiati.
E' proprio lui a proporre al pubblico alcune ricette speciali, realizzate utilizzando i flan Magie della Natura e, in linea con il tema della manifestazione, utilizzando tecniche di cottura in cui l'acqua sia elemento principale.

Così, dopo un delizioso pranzo di mare di cui potete avere un assaggio, ahimè, solo fotografico, assistiamo allo show cooking di Simone, che ci propone un'insalata veneta con baccalà cotto a bassa temperatura, in accompagnamento al flan di peperoni Magie della Natura.
E, neanche a dirlo, mi beo di una foto insieme allo chef.










Poco prima del termine dello show cooking dobbiamo accomiatarci come frettolose Cenerentole, per non perdere il treno che ci riporterà a Milano. Abbiamo ancora nella mente la memoria di una bellissima giornata trascorsa insieme a Valbona e una borsa piena di delizie che ci consente di proseguire l'avventura gustativa nelle nostre cucine.

Chiudo lasciandovi la ricetta facile e gustosa di alcune buonissime mini quiche con funghi e fontina preparate utilizzando i funghi e le verdure grigliate Valbona.
Per maggiori informazioni vi invito a visitare il sito internet aziendale all'indirizzo: www.valbona.com







Ingredienti per 5 quiche:

1 rotolo pasta brisee (230 g)
250 g ricotta fresca vaccina
1 uovo
1 ciuffetto di origano fresco
sale e pepe nero macinato q.b.
olio extra vergine di oliva
120 g fontina
funghi e verdure grigliate Valbona

Foderare con la pasta brisee 5 tortiere monoporzione rotonde, leggermente unte.
Mescolare l'uovo alla ricotta, salare, pepare e aggiungere una parte dell'origano fresco sminuzzato.
Distribuire il composto di ricotta nelle tortiere.
Aggiungere anche la fontina a cubetti e i funghi e le verdure grigliate. Infornare in forno già caldo a 180°C per 30 minuti.
Sfornare e lasciare intiepidire. Servire decorando con altre foglioline di origano fresco.

Più vicini al cielo: il mio weekend ad #albeinmalga

30 luglio 2015




"Sulla montagna sentiamo la gioia di vivere,
la commozione di sentirsi buoni
e il sollievo di dimenticare le miserie terrene. 
Tutto questo perché siamo più vicini al cielo."
Emilio Comici


Immaginatevi il silenzio, rotto qua e là solo da muggiti, dal tintinnare disordinato dei campanacci. dal verso delle gazze.
Chiudete gli occhi e respirate l'aria tersa che ha il profumo degli alberi, della resina e del legno ancora vivo.  
Assaporate il senso di pace che arriva dal sentirsi fuori dal mondo, eppure allo stesso tempo così immersi in esso. Ci riuscite?
Se la risposta a questa domanda è sì, allora siete sulla strada giusta per comprendere le sensazioni che un weekend in malga può regalare. Dimenticatevi la routine e lasciate a casa le preoccupazioni quotidiane. E fate lo stesso con tutte quelle comodità superflue che, un giorno dopo l'altro, siamo arrivati a considerare tanto indispensabili nella nostra esistenza.


Torta salata estiva ai fiori di zucca

15 luglio 2015





Un trasloco in una casa nuova nella quale ancora non ho (quasi) vissuto, un lavoro (bellissimo) che prima non c'era, eventi, incontri, weekend fuori, Expo... E tutto a un tratto ti accorgi che la tua vita, che prima scorreva placida sui soliti binari, oggi si è fatta talmente roboante che tu non riesci proprio più a stare dietro a tutto!

Mi muovo rapida tra le cose da fare, come un Bianconiglio impazzito sempre un po' goffo e "puntualmente" in ritardo. Perché ve la ricordate, vero, la storia del Bianconiglio? Eh già, io sono proprio così.
Però ti ho pensato, mio caro blog, ti ho pensato tanto. Ho pensato a nuove storie, a nuove pagine da scrivere insieme. Che giacciono tra le bozze del tuo back-end e nelle bozze della mia immaginazione, in attesa di trovare forma completa e completa definizione. E ho pensato anche ad altro che ti coinvolgerà prossimamente, ma di cui non posso ancora dare troppe anticipazioni.

Ma veniamo a noi. Ho una ricetta veloce, per farmi perdonare. E per riaprire ufficialmente dopo il "chiuso per ferie" prolungato.

E' il mio modo di chiedere scusa e dire: "Comunque ci sono, sono sul pezzo. E mi faccio perdonare con un mazzo di fiori, di quelli che piacciono a me".


Torta salata estiva ai fiori di zucca

Ingredienti per 4 persone:

1 rotolo di pasta brisee
10 zucchine novelle con fiore
200 g di ricotta fresca
1 uovo
olio evo
sale q.b.
mozzarella
pepe nero macinato
3 cucchiai di parmigiano grattugiato


Lavate le zucchine e rimuovete i fiori che terrete da parte. Tagliate le zucchine a rondelle sottili.
Mescolate la ricotta all'uovo, salate e pepate, aggiungete il parmigiano grattugiato e le rondelle di zucchine. Srotolate la pasta brisee all'interno di una teglia da forno rotonda. Farcite con la crema di ricotta, decorate con i fiori di zucca e con la mozzarella a cubetti. Finite di condire con poco sale fino e un filo di olio extra vergine di oliva.
Infornate in forno preriscaldato a 200°C per 25 minuti. Lasciate intiepidire prima di servire.


Pacchetti natalizi al salmone e provola

18 dicembre 2014



Dopo i ravioli stellini, che, con mio sommo gaudio, hanno riscosso un certo qual successo su internet, eccomi tornare quest'oggi, ad una settimana esatta da Natale, con dei gustosissimi "pacchettini natalizi".
Diciamocelo. Chi di noi non ama vedere l'albero di Natale sommerso di pacchetti avvolte in carte colorate e chiusi con tanti fiocchi luccicosi? Al di là del contenuto, fare e disfare pacchetti di Natale è da sempre una cosa che colma in mio animo fanciullesco di immensa soddisfazione.
Oggi ho voluto riproporre anche in cucina questo lieto momento, preparando dei fagottini di pasta all'uovo farciti con un morbido ripieno a base di salmone, provolone dolce Auricchio e robiola. Il tutto infiocchettato con aromatici fili di erba cipollina e servito su un letto di robiola aromatizzata al lime. Credetemi che questo sodalizio di gusto non vi deluderà! #Provolaci!

Sarete curiosi, non vedrete l'ora di provare anche voi, per cui passo subito alla ricetta per 2 persone:

3 sfoglie di pasta all'uovo per lasagne
50 gr di provolone dolce Auricchio
60 gr di salmone affumicato
100 gr di robiola vaccina fresca
pepe rosa macinato q.b.
erba cipollina
sale e olio evo q.b.
scorza grattugiata di 1/2 lime
qualche cucchiaio di latte per stemperare


Sminuzzate il salmone e mescolatelo con 50 gr di robiola e con il provolone a cubetti minuscoli. Condite con un pizzico di pepe rosa macinato e aggiungete un filo d'olio evo (l'equivalente di un cucchiaio).
Immergete la pasta all'uovo per qualche secondo in acqua bollente, quindi ritiratela dall'acqua con una schiumarola e sstendetela su un canovaccio pulito.
Quando si saranno intiepiditi, tagliate ogni foglio di pasta a metà e farcitelo al centro con un cucchiaio di ripieno. Sovrapponete i lati del rettangolino facendoli convergere verso l'interno, così da creare 6 fagottini.
Fateli cuocere al vapore per una decina di minuti. Mantecate intanto la robiola rimanente con un paio di  cucchiai di latte intiepidito. Stendete un cucchiaio di crema alla robiola su ciascun piatto di portata e spolverate con zeste di lime grattugiate. Adagiatevi infine i fagottini ormai caldi, chiusi con fili di erba cipollina.

Ravioli stellini con patate e provolone per un buonissimo Natale

15 dicembre 2014



Quando ero solo una bambina, mi divertivo insieme ad un'amichetta a far finta di cucinare, all'interno di un grosso calderone, erbacce e foglie secche prelevate dal giardino di casa. Prendevamo un secchio, lo riempivamo d'acqua, poi aggiungevamo le suddette e mescolavamo, mescolavamo, fino a quando (nella nostra immaginazione) quella non diventava una zuppa coi fiocchi.
E ai nostri genitori, invitati a quell'inusuale banchetto, venivano servite porzioni immaginarie di quel mappazzone, di cui si nutrivano estasiati per la sua incredibile bontà. Cosa non farebbe un genitore, pur di far felici i figli!

La nostra fantasia era l'unica materia prima di cui avevamo bisogno per creare momenti di gioco e di evasione. Era proprio la nostra immaginazione che ci permetteva di essere invitate ad un banchetto reale a pranzo, in una terra popolata di gnomi e folletti nel primo pomeriggio, magari per bere insieme alle fate del bosco, in cima ad una casetta sull'albero, un intruglio di bacche e radici magiche rinvigorenti.

Un altro gioco che facevamo spesso, era quello dell'orfanotrofio. Parodiando un vecchio cartone animato dell'epoca (si sta parlando dei bellissimi anni '80), aprivamo entrambe le ante dell'armadio in camera mia, le coprivamo con un lenzuolo o una coperta, così da ricavare una specie di caverna o stanza segreta; e giocavamo a recitare la parte chi della piccola bambina orfana costretta a lavori di fatica, nonchè a subire le angherie delle compagne e della direttrice, chi la parte della bulletta di turno, che si divertiva a vessare la più debole. Carogne, lo so, ma quel gioco, che era solo ed esclusivamente una parte da recitare tra di noi, ci piaceva proprio un sacco.
Oppure, recitavamo per parenti e sventurati amici piccole scene de Lo Hobbit, libro letto e riletto durante l'infanzia, quando colossal ed effetti speciali non sapevamo nemmeno cosa fossero.

Talvolta, mi capita di ripensare a quei momenti con nostalgia. E la più grande speranza che nutro è che questa capacità di inventare, di immaginare, di creare con le proprie mani e di sapersi divertire con poco appartenga anche alle nuove generazioni. Perchè la noia, il senso di vuoto generati dalla consapevolezza di avere tutto e di poter avere tutto ogni volta che lo si desidera affossano la creatività ed uccidono la fantasia. Due dei tesori più unici e preziosi che il genere umano possiede. 

Fermiamoci a pensare, per un attimo, a dove può spingerci la creatività: ovunque noi vogliamo.
Se in certe persone questa dote non fosse particolarmente sviluppata, non solo non avremmo bellissime letture nelle quali immergerci, ma, molto probabilmente, non avremmo tante delle cose di cui ci serviamo ogni giorno e che diamo ormai per scontate. Qualche esempio? Un forno, un orologio, una scarpa... tanto per citarne alcune! Tutte cose nate dal bisogno e dalla creatività. E, naturalmente, da tecnica e conoscenza.

Anche in tavola, per me, vale lo stesso. 
Può una semplice pasta all'uovo diventare un sano momento di gioco, un piccolo esercizio creativo, oltre ad un'imperdibile occasione di trasmettere patrimoni importanti della nostra tradizione gastronomica?
Il tempo è poco. Il mondo di oggi ci impone ritmi serrati e tutto ciò di cui abbiamo bisogno per nutrirci, se lo desideriamo, lo troviamo già pronto, nei nostri supermercati. Ma se riuscissimo a concepire questo momento di creatività non come un'esigenza materiale, bensì come un gioco, atto a stimolare quella creatività che nei nostri figli potrà tornare loro utile in altre occasioni nel corso della vita, allora forse capiremo quanto importante sia cercare di ritagliarsi un angolino di quel tempo per mettersi a fare questo gioco con loro, che può rivelarsi utile ed istruttivo anche per noi.

Detto questo, torniamo al piatto: l'idea è quella di realizzare della pasta all'uovo fantasiosa, diversa dalle altre. Provate a pensare alle tante opzioni disponibili, a tutti i colori e le forme che è possibile immaginare, partendo da ingredienti sani e naturali: pomodoro, spinaci, carote, barbabietola... e tanti altri!

Non rinunciamo alla creatività, ma coltiviamola come un piccolo, immenso tesoro. Ed insegniamo ai nostri figli a fare altrettanto.


Ingredienti per 4 persone:

Per la pasta all'uovo:
200 gr farina 00
2 uova intere


Per la pasta all'uovo al pomodoro:
100 gr farina 00
1 uovo intero
1 cucchiaino di concentrato di pomodoro (in alternativa, potrete utilizzare succo o polvere di barbabietola, per ottenere pasta fresca di un bel rosa acceso!)

Per il ripieno:
2 patate
sale fino q.b.
olio evo
1 piccolo mazzetto di timo fresco
noce moscata q.b.
50 gr di ricotta
100 gr circa di provolone dolce a cubetti


Versate la farina a fontana su una spianatoia. Sgusciate al centro della fontana due uova intere. Sbattetele leggermente con i rebbi di una forchetta ed integratevi un poco alla volta la farina a partire dai bordi. Procedete ad impastare con le mani (o in planetaria) fino ad ottenere una pasta liscia, che ricoprirete con della pellicola trasparente e che farete riposare in frigorifero per una mezz'oretta circa.

Allo stesso modo, preparate la pasta all'uovo al pomodoro:
versate la farina a fontana su una spianatoia; al centro della fontana sgusciate un uovo intero. Iniziate a sbatterlo leggermente con i rebbi di una forchetta ed integratevi a questo punto un cucchiaino di concentrato di pomodoro. Amalgamatelo all'uovo, quindi iniziate ad integrarvi la farina un poco alla volta a partire dai bordi. Procedete ad impastare e a riporre la pasta a riposo come descritto sopra. 

Mentre la pasta riposa, preparate il ripieno dei vostri ravioli: fate bollire in pentola a pressione due patate di medie dimensioni e quando saranno pronte toglietele dall'acqua e sbucciatele. Schiacciatele con una schiacciapatate così da ricavarne una soffice purea. Salatele ed aggiungetevi poco noce moscata in polvere. fate riscaldare la purea di patate in padella con poco olio evo, aggiungendo qualche fogliolina di timo fresco. Amalgamate la purea di patate con 50 gr di ricotta vaccina fresca e lasciate riposare. Tagliate intanto il provolone dolce a cubetti. 

Suddividete la pasta all'uovo semplice in due parti uguali, dalle quali ricaverete due sfoglie finissime, con il mattarello o con l'apposita macchinetta per la pasta. 
Stendete anche la pasta al pomodoro e con l'ausilio di un piccolo stampino (in questo caso, a forma di stella) ricavatene tanti pezzetti della forma desiderata. Applicate i pezzetti di pasta a forma di stella sulla sfoglia di pasta chiara, praticando una leggera pressione con le dita. Poi, sempre lavorando su una spianatoia adeguatamente infarinata per evitare che la pasta si attacchi, passatevi sopra il mattarello, così che la stelline aderiscano perfettamente alla sfoglia di pasta semplice. 
Prelevate un cucchiaino di ripieno alle patate alla volta, unitevi 1 o 2 cubetti di provolone e distribuitelo su una delle sfoglia di pasta semplice, mantenendo circa 1, 5 cm di distanza tra un cucchiaino di ripieno e l'altro. Sovrapponete a questa sfoglia la seconda sfoglia stellata. Esercitate una lieve pressione intorno a ciscun cucchiaino di ripieno in modo che le due sfoglie aderiscano perfettamente tra di loro e fate attenzione ad eliminare eventuali sacche d'aria. 
Ricavate i vostri ravioli ritagliando la pasta con una rotella dentellata. 
Fate bollire in acqua bollente salata per circa 8 minuti. 

Il condimento perfetto? Quello più semplice!
Servite i ravioli caldi, conditi con burro fuso e una spolverata di parmigiano o, in alternativa al burro, con un filo di olio extra vergine di oliva.