Tutti le cercano, tutti le vogliono: il croccante mondo delle patatine (chips)

09 maggio 2014



Patatine, patatine, patatine. Ultimamente sono, per un motivo o per l'altro, davvero sulla bocca di tutti (bando ai doppi e ai tripli sensi).
Di patatine, oggi, intendo parlarvi pure io; in particolare, mi preme confrontare - esprimendo opinioni personali - 3 prodotti, 3 testimonial e 3 campagne di comunicazione molto diverse tra loro, due delle quali sono ormai molto note al grande pubblico.

Ma procediamo con ordine.

Mercoledì 7 Maggio si è tenuta,  presso QC Officine Eventi a Milano, la presentazione ufficiale ai media della prima campagna di comunicazione italiana di Lay’s, il brand di patatine del gruppo americano PepsiCo, che da febbraio ha raggiunto anche il mercato italiano.

5 gusti diversi, tra Lay's classiche, Lay's ricetta campagnola, Lay's XTRA (ossia XTRA ondulate, XTRA croccanti, XTRA gustose), nel gusto classico, Barbecue e Sour&Onion, verranno distribuiti anche nel Bel Paese, per allietare feste tra amici, allegre sgranocchiate davanti alla tv, aperitivi e, perchè no... trasferte allo stadio.

Il piano di comunicazione, che tra Maggio e Luglio si articolerà a 360° su tv, web e social network, attività di sampling e teatralizzazione dei punti di vendita, vede infatti "scendere in campo" in qualità di testimonial ufficiali due palloni d'oro, l'argentino Leo Messi e l'italianissimo ex capitano della nazionale azzurra Fabio Cannavaro.

Il messaggio che sottende il piano di comunicazione è #PiacereLays.
"Piacere" come modo comunemente usato per presentarsi a chi ancora non si conosce ("Piacere, Alessia!"), "piacere" come sensazione di gradevolezza al palato data dal consumo del prodotto stesso. E "piacere", perchè no, legato al gioco del calcio. 

Lo spot verrà trasmesso sulle tv italiane a partire dal 18 Maggio. I privilegiati che hanno avuto modo di prenderne visione in anteprima in occasione della conferenza stampa - tra cui la sottoscritta - ne hanno potuto cogliere il lato leggero, ironico e giocoso.
Quale sarà, in sintesi, il contenuto dello spot? Vedremo Messi in Brasile, che, in attesa che inizino i mondiali, passeggia spensieratamente per le strade di Rio, sgranocchiando le sue patatine preferite. Verrà avvicinato da alcuni fans che con la scusa del "Messi, foto!" non perderanno l'occasione di avvicinarsi sornioni soffiandogli via via tutte le patatine dal sacchetto. 
Rimasto a bocca asciutta, il calciatore incontrerà il collega Cannavaro, che a sua volta passeggerà amabilmente con in mano le sue Lay's. Messi, assimilato ormai il trucco usato dai fans, gli si avvicinerà a sua volta, chiedendogli una foto (e soffiandogli invece le patatine). Il resto dello spot lo scoprirete a tempo debito. Manca poco ormai.

Ora, possiamo tornare a concentrarci sul fine ultimo di questo post. Il confronto tra 3 italiani doc, dotati ciascuno di un proprio charme (Cannavaro, Cracco, Siffredi), ben noti ovunque per professionalità e talenti diversi; su 3 prodotti grossomodo simili ed intercambiabili; su 3 diversi messaggi e stili di comunicazione.




Lay's l'abbiamo detto, se la gioca sul concetto di piacere. E chiama a rappresentarlo, per la campagna italiana, un calciatore nostrano noto in tutto il mondo. 
Come capita tra amici, nello spot, sulle note della canzone da villaggio turistico "Tchê Tcherere Tchê Tchê" di Gustavo Lima, che ti rimane incollata in testa per almeno 4/5 ore, ci si ruba le patatine a vicenda. Ci mancano i festaioli da carnevale di Rio e comparse che ballino la samba, poi c'è tutto. Ci si fa una risata, ci si fa un selfie (come quello mio - fortemente malriuscito - con Cannavaro durante la conferenza stampa) e poi tanti saluti e grazie. E' sottinteso che la patatina-chips resta quello che è: un prodotto goloso, che piace, da sgranocchiare ogni tanto, prettamente legato a momenti di evasione. 
Bon, ci sta. E' onesto.



Passiamo ora a Siffredi
Rocco di patatine se ne intende, questo si sa. C'è da fidarsi, "di uno che le ha provate tutte". I pubblicitari di Amica Chips Eldorada, con doppi sensi e battute - se vuoi, pure un po'scontate - degne della migliore osteria e dei peggiori bar di Caracas hanno toccato il nostro cuore, ci hanno strappato un sorriso e hanno creato un siparietto ironico che funziona.
Nello spot uscito alcuni anni fa vediamo un Rocco Siffredi in formissima mangiarsi di gusto le sue Amiche Chips in vestaglia, circondato da donne avvenenti in piscina, durante una bella giornata di sole.
Il doppio senso tra la patatina e le virtù più nascoste del gentil sesso è evidente, ma non si può che simpatizzare con il personaggio di Siffredi che è il primo a non prendersi sul serio. E, a noi, chi non si prende troppo sul serio ed è dotato del dono dell'autoironia ci piace assai.
Anche qui, non si millanta nulla, la patatina resta una patatina: un prodotto accattivante, un preconfezionato che non vuole assurgere a niente di diverso da quello che in realtà è e che, anche in questo caso, si fa sinonimo di piacere, evasione, perchè no, voluttà. Sullo spot Amica Chips di Rocco, possiamo dirlo tranquillamente, l'attributo foodporn ci sta tutto e la campagna di comunicazione, giudicata sboccata (dai più bigotti) è comunque leale.



Ed ora arriviamo a Cracco.
La campagna mediatica che lo ha coinvolto in qualità di testimonial della rustica San Carlo la conosciamo ormai tutti. Carlo Cracco, chef stellato notoriamente legato a valori quali la ricercatezza degli ingredienti, l'esaltazione delle micro-produzioni e delle materie prime di qualità, decide, di comune accordo con gli astuti pubblicitari della San Carlo, di nobilitare la rustica - attraverso raffinati abbinamenti di gusto - ad ingrediente di alta cucina (ingrediente da chef stellato, oserei dire, senza correre il rischio di essere tacciata di inutili iperboli).
Il prodotto è lo stesso, poco o nulla cambia, a voler ben vedere. Si parla pur sempre di una patatina. Una patatina che scrocchia, più o meno delle altre, che è più o meno ondulata delle altre, più o meno grossa, larga, spessa delle altre. 
Un cibo-sfizio da aperitivo o da cinema da concedersi con morigeratezza (e che tutti, suvvia, ci concediamo una volta ogni tanto. Non bisogna per forza essere Rocco Siffredi, per amare le patatine).
Il messaggio Cracco-San Carlo è fuorviante e, francamente, non lo condivido: trasforma il prodotto in qualcosa che costituzionalmente non è. 
Pensate se una trovata simile l'avessi avuta io per prima, una comune (blogger) mortale: sarei stata probabilmente lapidata all'istante, non godendo di quella notorietà che, evidentemente, permette di concedersi diverse licenze poetiche. Molte di noi sono considerate out o poco affidabili anche solo per cucinare usando una melanzana a marzo, quindi vi ho detto tutto. 

Si scomoda un grande chef, che pure sta al gioco e si fa tranquillamente scomodare, che prepara stuzzichini con le patatine. Più o meno come facevamo noi quando eravamo universitari fuori sede e campavamo con quello che offrivano un frigo ed una credenza semivuota. Ma Cracco, è ovvio, lo fa con stile, con competenza. Con l'ovetto di quaglia che seduce, con hamburger esclusivamente di fassona. E, supportati dalla sua notorietà, i pubblicitari della San Carlo si riparano dietro il claim "ci vuole audacia in cucina", quando, secondo me, non tanto di audacia c'è bisogno in cucina, quanto di un po' più di coerenza.









3 commenti:

  1. Io sono molto d'accordo con te.. Ma penso che in questo caso i nostri amici chef guardino molto più al riscontro economico che al resto.. Io feci come te e mi arrabbiai molto quando vidi Rugiati che pubblicizzava la coca cola.. mi sono detta che sono chef da televisione, non da ristorante e come tali li considero! (Per quanto possa valere la mia considerazione)
    Baci:*

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  2. Come sai su Cracco e la San Carlo la pensiamo allo stesso modo! Le patatine della busta sono e devono restare uno snack unto e proibito, un accompagnamento da aperitivo e da feste alla buona, un consolante food porn per i momenti in cui "quando ce vò, ce vò!" .. non essere improvvisamente nobilitate a scopo commerciale da uno chef che in altri contesti grida all'orrore di fronte all'utilizzo della verdura surgelata per il minestrone!

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  3. Hai ragione Alessia. Che dire di Barbieri con la sua Robiola Osella (dove "viene uno chef stellato a casa tua e gli spalmi la robiola sulla lasagnetta”), o Buittoni... ("in cucina ci vuole semplicità..."), che dire di Batsianich... Tutti testimonial famosi che guadagneranno somme stellare... Ma per favore..!

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